Planck osserva altri universi oltre al nostro: la prima prova del ‘multiverso’?

multiverso-1.jpgSe la scoperta dovesse venire confermata, la parola ‘universo’ potrebbe diventare desueta ed essere sostituita da ‘multiverso’.

Gli astronomi, infatti, sono persuasi di aver trovato la prima prova dell’esistenza di altri universi oltre il nostro, partendo dall’analisi dalla ‘radiazione cosmica di fondo’ lasciata dal Big Bang.

I dati raccolti da Planck, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno permesso ai ricercatori di mappare la radiazione di fondo, una sorta di traccia di sottofondo predente da quando l’Universo a cominciato ad esistere 13,8 miliardi anni fa.

La mappa mostra delle anomalie che secondo i cosmologi potrebbero essere causate dall’attrazione gravitazionale esercitata da altri universi al di fuori del nostro. I risultati implicano che il nostro universo potrebbe essere solo uno tra miliardi di altri universi, o anche, di infiniti universi. Continua a leggere

Neutrini: osservatorio in Antartide individua una sorgente sconosciuta

L’esperimento IceCube ha rilevato un inaspettato picco di neutrini ad alta energia provenienti dallo spazio profondo. Solo ipotesi sulla loro origine.

Neutrini: osservatorio in Antartide individua una sorgente sconosciuta.
 Un nuovo mistero torna a far parlare dei neutrini, le elusive particelle di massa quasi nulla che pervadono l’universo ma che, proprio a causa delle enormi difficoltà di rilevamento, fanno letteralmente impazzire gli scienziati. Per rilevare i neutrini provenienti dallo spazio, prodotti da fonti come il nostro Sole, o molto più lontane e potenti, i fisici hanno costruito negli anni osservatori sotterranei nelle zone più remote del mondo: dalle miniere abbandonate negli Stati Uniti o in Giappone alle viscere del massiccio del Gran Sasso, in Italia; dai laghi ghiacciati della Siberia fino addirittura al Polo Sud. Ed è qui, in Antartide, dove un gruppo di scienziati lavora al progetto IceCube, che qualche mese fa i rilevatori di neutrini sepolti sotto il ghiaccio hanno individuato un picco di neutrini non previsto dalle teorie e di energia superiore a quelle fino ad ora rilevate. Un mistero che viene dallo spazio profondo e su cui già stanno lavorando migliaia di fisici in tutto il mondo. Continua a leggere

Brillante esplosione sulla Luna: un meteorite si schianta sulla superficie del nostro satellite

Credit: NASA


Credit: NASA

Per 8 anni la NASA ha monitorato costantemente la Luna in cerca di bagliori dovuti all’impatto di corpi rocciosi sulla sua superficie, e finalmente gli sforzi sono stati ripagati nel migliore dei modi. Lo scorso 17 Marzo 2013, un oggetto delle dimensioni di un piccolo masso ha colpito la superficie lunare, impattando nel Mare Imbrium, una delle tante colate di lava solidificata del nostro satellite naturale. Secondo Bill Cooke del Meteoroid Environment Office, l’impatto sarebbe stato brillantissimo (magnitudine 4), a tal punto da poterlo osservare anche ad occhio nudo. Chiunque, anche senza l’ausilio di un telescopio, avrebbe potuto osservare il bagliore se solo avesse osservato il satellite in quel momento.  Continua a leggere

La vita aliena prospera nelle misteriose nuvole di Venere?

Personalmente, ho sempre pensato che Venere riceve un sacco di cattiva stampa. Certo, è avvolta in nuvole fortemente acide che hanno dissolto le prime sonde che hanno provato ad atterrare lì, e ha una temperatura superficiale abbastanza alta da fondere il piombo – ma  in tutto il nostro sistema solare, è solo sopra i ponti di nubi di Venere che possiamo trovare  alcune delle condizioni “simili alla Terra.”

Ciò ha spinto alcuni astrobiologi a chiedersi se, contrariamente alla credenza popolare, Venere può effettivamente essere una casa per qualche tipo di vita. Forse abbiamo cercato nel posto sbagliato, e la vita su Venere non è sulla sua superficie, ma nelle sue nuvole. Continua a leggere

Effetto serra nella primitiva atmosfera marziana

Interno di marte

Rappresentazione artistica dell’interno di Marte. Crediti NASA/JPL.

di Umberto Genovese

Con la scoperta di bacini argillosi su Marte  ad opera del rover Curiosity il dibattito sull’antica presenza di acqua su Marte si fa sempre più acceso (1).

La presenza di acqua allo stato liquido presuppone che le condizioni ambientali marziane per un periodo passato siano state molto diverse da quelle attuali: innanzitutto Marte doveva essere molto più caldo di adesso. Come avevo evidenziato in passato (2) la Zona Goldilocks del Sole attualmente si estende tra 0,8 e 1,2 U.A. dalla stella, mentre Marte orbita un po’ più in là, a  circa 1,52 U.A. Quindi su Marte avrebbe dovuto  essere presente un fenomeno naturale capace di innalzare la temperatura fin oltre i 273° kelvin, ossia di almeno 50 gradi centigradi rispetto alla radiazione solare attuale (3) e almeno 70° a quella presente durante il Periodo Noachiano. Un meccanismo naturale capace di innalzare così le temperature esiste eccome: è l’Effetto Serra (4). Alcuni gas hanno la capacità di trattenere il calore più di altri tanto da sconvolgere l’equilibro termico naturale (5). Continua a leggere

Alle sorgenti di Terra e Luna.Come due gocce d’acqua

Un’analisi compiuta sulle rocce lunari, quelle raccolte dalle missioni Apollo, indica che l’acqua presente all’interno del mantello della Luna proviene da meteoriti primitive: le stesse che avrebbero rifornito d’acqua il nostro pianeta. Lo studio su Science.

Dettaglio al microscopio elettronico d’una inclusione lunare di origine vulcanica, all'interno di un cristallo di olivina, presente nel campione 74220 raccolto durante la missione Apollo 17. Crediti: John Armstrong, Geophysical Laboratory, Carnegie Institution di Washington.

Dettaglio al microscopio elettronico d’una inclusione lunare di origine vulcanica, all’interno di un cristallo di olivina, presente nel campione 74220 raccolto durante la missione Apollo 17. Crediti: John Armstrong, Geophysical Laboratory, Carnegie Institution di Washington.

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BATTUTO UN NUOVO RECORD: L’ESPLOSIONE STELLARE PIÙ POTENTE E PIÙ LUNGA MAI VISTA

GRB 130427A - lampo di raggi gamma

Credit: NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration

Due potenti telescopi spaziali della NASA hanno rilevato la più potente esplosione stellare mai osservata, un evento cosmico a 3,6 miliardi di anni luce dalla Terra estremamente luminoso, ribattezzato dagli scienziati “eye-wateringly bright”.

Il 27 aprile, il telescopio della NASA Swift e il Fermi Gamma-ray Space Telescope hanno registrato una potente emissione di raggi gamma (GRB - Gamma Ray Burst), probabilmente l’esplosione di una stella massiccia. Continua a leggere

I pianeti come la Terra? Ancora più numerosi del previsto

Nella nostra galassia- dicono da tempo gli scienziati- esisterebbero miliardi di pianeti potenzialmente adatti ad ospitare la vita. Ma la cifra già enorme potrebbe essere ancora più elevata, secondo una ricercatrice del Mit- il Massachusetts Institute of Technology di Boston- che in un articolo pubblicato sulla rivista Science ha rivisto al rialzo la stima delle potenziali copie della Terra sparse per la Via Lattea.

NELLA GALASSIA ESISTEREBBERO MILIARDI DI PIANETI SIMILI ALLA TERRA

Per ora, infatti, i ricercatori hanno definito “abitabili” i pianeti rocciosi, grandi più o meno come il nostro, dotati di acqua allo stato liquido grazie alla giusta posizione rispetto alla loro stella- nè troppo distanti, nè troppo vicini. La fisica teorica Sara Seager affronta invece l’argomento da un’ottica allargata, puntando l’attenzione sull’atmosfera di questi mondi alieni. Continua a leggere

VERSO IL MASSIMO SOLARE: MAGGIO INIZIA CON SCOPPIETTANTI ERUZIONI SOLARI

Solar flare 1 maggio 2013

Credit: NASA/Goddard/SDO

Il mese di maggio era iniziato con un bel brillamento solare e un’enorme bolla di plasma che si era staccata dalla superficie del Sole, dal lato opposto alla Terra.

Gli occhi elettronici del Solar Dynamics Observatory e delle sonde STEREO avevano ripreso la grande espulsione di massa coronale (CME), partita da una regione attiva dietro al bordo orientale del Sole

Il 3 maggio, un nuovo importante flare di classe M5.7 è esploso alle 17:30 UT, scatenando un forte brillamento, il secondo in pochi giorni. Continua a leggere

IL GRANDE URAGANO NELL’ESAGONO DI SATURNO OSSERVATO NEL VISIBILE DALLA SONDA DELLA NASA CASSINI

La sonda della NASA Cassini ha fornito le prime immagini nelle lunghezze d’onda del visibile del grande uragano che infuria sul polo nord di Saturno.

Le foto e i video mostrano un occhio del ciclone largo 2.000 chilometri, 20 volte più grande rispetto all’occhio medio dei cicloni terrestri: sottili nubi luminose sul bordo più esterno viaggiano a 150 metri al secondo e altri vortici ruotano all’interno di un singolare modello a sei facce, conosciuto come l’esagono. Continua a leggere

Teoria della gravità di Einstein passa prova ancora più dura: bizarro sistema stellare binario spinge studio della relatività a nuovi limiti

Bizzarro sistema stellare binario spinge studio della relatività di nuovi limiti

Impressione di questo artista mostra il doppio oggetto esotico che si compone di una piccola stella di neutroni, ma molto pesante che ruota 25 volte al secondo, orbitava ogni due ore e mezza da una stella nana bianca. La stella di neutroni è una pulsar, denominata PSR J0348 0432 che sta dando via onde radio che possono essere raccolti sulla Terra dai radiotelescopi. Anche se questa coppia insolita è molto interessante di per sé, ma è anche un laboratorio unico per testare i limiti delle teorie fisiche. Credit: ESO

Una strana coppia stellare a circa 7.000 anni luce dalla Terra, ha fornito ai fisici  un laboratorio cosmico unico  per studiare la natura della gravità. La fortissima gravità di una stella di neutroni in orbita con una compagna nana bianca mette teorie concorrenti sulla gravità per  test più rigorosi di qualsiasi disponibili prima. Continua a leggere

Conto alla rovescia per l’eclissi parziale di Luna: il clou alle 22:07 del 25 Aprile

L’eclisse parziale di Luna

Nella serata del 25 Aprile, a partire dalle 21:54, un’eclissi parziale di Luna interesserà l’Africa, l’Asia, l’Australia e l’Europa, Italia compresa. Tempo permettendo, il bordo settentrionale del nostro unico satellite naturale si oscurerà a causa dell’entrata nel cono d’ombra terrestre. Il culmine del fenomeno avverrà alle 22:07, quando la Luna starà viaggiando a metà strada nella sua orbita intorno alla Terra formando una linea retta con il nostro pianeta ed il Sole. ”Anche se sarà una eclissi parziale, in ogni caso vale la pena vederla perchè, tempo permettendo, si riuscirà lo stesso a scorgere il bordo lunare più prossimo all’ombra della Terra oscurarsi” osserva l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope. Sarà la seconda più breve eclissi parziale di Luna del XXI secolo, seconda soltanto a quella del 29 Settembre 2042 che avrà una durata di soli 12 minuti, con un massimo di parzialità dello 0,3%. Continua a leggere