L’eredità di un genio ribelle,Nikola Testla 70 anni dopo

L’inventore serbo-croato sognava l’elettricità libera e gratuita per tutti. È diventato icona della pseudoscienza e dei complottisti, offuscandone i reali meriti.

Nikola Tesla 70 anni dopo: la vera eredità di un genio ribelle.

Si dice che Nikola Tesla avesse scoperto un modo per distribuire energia in qualunque punto della Terra senza fili; che tra le sue invenzioni ce ne fosse una per produrre terremoti artificiali e una per creare un “raggio della morte” in grado di distruggere qualunque cosa a grandi distanze. Si racconta che Nikola Tesla avesse avuto contatti con gli extraterrestri tramite una macchina per comunicare con le stelle, che avesse costruito dischi volanti, che fosse in grado di curare le malattie attraverso i campi elettromagnetici. Si dice, si dice… Ma chi era davvero Nikola Tesla, l’uomo che a 86 anni moriva quel 7 gennaio del 1943 in una camera economica di un alberghetto di New York, pieno di debiti e circondato da schizzi e progetti mai realizzati? E perché, nonostante i suoi straordinari meriti, oggi si ricorda principalmente per quello che non realizzò?

La guerra della corrente

Genio impareggiabile fin dai suoi primi anni – terminò le scuole superiori in appena tre anni – Nikola Tesla incarnò per tutta la vita lo stereotipo dello scienziato solitario e incompreso, l’ideale romantico del genio povero in canna capace di sfornare invenzioni incredibili per essere poi derubato dei suoi brevetti da imprenditori smaliziati come Marconi e Edison, i suoi due grandi rivali. La sua fortuna fu nell’essere stato in grado di vedere più avanti di Edison nell’immaginare la possibilità di usare la corrente alternata invece della corrente continua per distribuire l’energia elettrica su lunghe distanze. Anche se l’elettricità porta un po’ il nome di Edison, in realtà senza Tesla ci sarebbero voluti molti anni prima di avere la corrente in tutte le case. Mentre infatti la corrente continua soffre di gravi problemi di dissipazione, quella alternata può viaggiare lungo la superficie di un filo per lunghissime distanze senza praticamente perdite di energia. Gli alti tralicci con i loro cavi sotto tensione sono ciò che Nikola Tesla ha donato alla civiltà umana.

Nikola Tesla nel 1900.

Tesla era riuscito in quell’impresa grazie al supporto di George Westinghouse, che contro la corrente continua di Edison aveva dato vita a una vera e propria “guerra della corrente”. Tesla aveva inizialmente lavorato per Edison prima nella filiale francese della compagnia del grande inventore, poi direttamente sotto la sua supervisione in America, dov’era giunto con una lettera di referenza in cui il suo precedente superiore spiegava a Edison che a suo dire esistevano due grandi uomini al mondo: uno era lui, l’altro era Tesla. Ma i rapporti tra i due si chiusero bruscamente quando, dopo aver promesso a Tesla 50mila dollari se fosse riuscito a potenziare il generatore di corrente continua in uso allora, Edison si limitò a dare all’inventore un piccolo aumento di stipendio dopo che Tesla si era impegnato notte e giorno in quel compito. “Lei non capisce lo humour americano!”, esclamò Edison liquidando così la promessa dei 50mila (quasi un milione di dollari di oggi). Tesla, di tutta risposta, se ne andò sbattendo la porta.

Si mise in proprio ma presto passò a lavorare per George Westinghouse, che credeva nella corrente alternata come migliore soluzione rispetto alla corrente continua. Che tra loro ed Edison vi fosse una vera e propria guerra in corso lo dimostrò l’Esposizione Universale di Chicago dove Westhinghouse e Tesla misero in mostra le potenzialità delle lampade luminescenti e della corrente alternata usata per illuminare l’esposizione, mentre Edison rifiutò di fornire le sue lampadine. Nel 1915 il New York Times riportò in prima pagina la voce di un imminente Nobel per la fisica assegnato a Tesla ed Edison. Ne nacque una violente polemica che vide Tesla dichiarare il suo rifiuto di condividere il premio con il rivale. Non lo vinse nessuno dei due, ma Tesla aveva più di un motivo per avercela con il comitato del Nobel: nel 1909 il premio per la fisica era andato a Guglielmo Marconi per l’invenzione della radio, che l’inventore serbo-croato riteneva spettasse a lui.

La disputa con Marconi per la paternità della radio

L’illustrazione raffigura il laboratorio di Tesla durante i nove mesi di permanenza a Colorado Springs.

Non aveva tutti i torti. Tesla lavorava alla telegrafia senza fili negli stessi anni di Marconi e aveva presentato numerosi brevetti per sfruttare le sue scoperte. Ma Guglielmo Marconi era un uomo più avveduto e capace di trasformare la teoria in pratica di quanto non lo fosse Tesla, che passava da un’invenzione a un’altra nel giro di pochi mesi, sfornando idee, schizzi, progetti e brevetti nella maggior parte dei casi lontani dall’applicazione pratica. L’Ufficio Brevetti USA attribuì la paternità della radio a Marconi, spianando la strada al suo Nobel; solo nel 1944, un anno dopo la morte di Tesla, la causa da lui intentata contro Marconi si concretizzò nel riconoscimento ufficiale del suo contributo decisivo alla paternità del telegrafo senza fili.

Ma se Edison e Marconi si arricchirono mentre Nikola Tesla, nonostante i 15 milioni di dollari ottenuti dalla vendita dei brevetti sulla corrente alternata a Westinghouse, morì quasi in miseria, fu perché rimase un sognatore senza alcun interesse per il denaro e desideroso di realizzare scoperte sorprendenti che lo trasformassero in un benefattore dell’umanità. Distribuire energia elettrica a enormi distanze era poca cosa rispetto al suo sogno di sfruttare i campi elettromagnetici della Terra per distribuire tale energia su scala planetaria senza l’ausilio di fili, come con la radio. Su questo obiettivo si concentrarono le sue ricerche a Colorado Springs, che poi dovette abbandonare quando i suoi esperimenti produssero un sovraccarico alla locale centrale elettrica da cui Tesla attingeva l’elettricità. In quel periodo sostenne di aver scoperto il modo di produrre terremoti artificiali sfruttando le frequenze di risonanza (i complottisti ritengono che il sistema americano HAARP con base in Alaska per lo studio della magnetosfera utilizzi l’idea di Tesla e sia responsabile di eventi come il sisma in Giappone del 2011), così come un modo per comunicare con gli extraterrestri. Nei suoi studi sulla magnetosfera, infatti, si trovò a captare segnali ripetitivi provenienti dallo spazio che attribuì ai marziani. Si trattava probabilmente di fenomeni provenienti dall’atmosfera di Giove, ma Tesla finì per costruire un congegno, il Teslascopio, con cui per tutta la vita sperò di entrare in contatto con gli extraterrestri.

Le invenzioni incredibili di Tesla

La targa commemorativa sul sito dove sorgeva la Torre Wardenclyffe su cui Tesla svolse i suoi esperimenti nei primi anni del Novecento.

A Long Island investì tutti i suoi risparmi per costruire la Torre Wardenclyffe, oltre 60 metri di altezza, per continuare i suoi esperimenti sulla possibilità di distribuire energia senza fili in tutto il mondo. Non cavò un ragno dal buco e la torre fu smantellata durante la Prima guerra mondiale. Pacifista convinto, Tesla bussò alle porte di diversi governi tra le due guerre per promuovere un progetto chiamato “raggio della pace” (più noto come “raggio della morte”), un’arma a energia diretta – una sorta di potente laser distruttivo – così devastante da convincere tutte le nazioni a dire addio alla guerra. Ma tra le mani non aveva nulla di concreto, nonostante le voci per cui la CIA avrebbe sequestrato i suoi progetti all’indomani della sua morte, e a dispetto delle insistenti ricerche di esponenti della setta stragista Aum Shinrikyo (quella degli attentati al gas sarin nella metropolitana di Tokyo) in America per ottenerne i piani. Tra le tante leggende sul suo conto, vale la pena ricordare anche quella che gli attribuisce l’evento misterioso che distrusse ettari di taiga a Tunguska, in Siberia, nel 1908.

Tesla qualche anno prima della morte.

Negli ultimi anni della sua vita, Nikola Tesla incuriosiva il grande pubblico con le sue frequenti uscite sui giornali, in cui puntualmente annunciava scoperte sensazionali. Si scontrò con Einstein, convinto che la sua teoria della relatività generale fosse sbagliata e restando affezionato al vecchio concetto di etere, già allora abbondantemente smentito dalla fisica. Morì a 86 anni in una suite economica di un albergo a New York dove da tempo viveva. Oggi, a settant’anni dalla morte, resta una figura celebrata e discussa quanto e più di quando era in vita. Rispetto a grandi nomi come Edison e Marconi, resta immeritatamente in secondo piano. Tesla fu un genio incompreso, se si pensa che la sua eredità oggi è pari a quella che ebbe Leonardo Da Vinci per il mondo moderno. Ma, così come i disegni e i progetti avveniristici di Leonardo, pur affascinanti e ingegnosi, restarono sulla carta perché irrealizzabili, analogamente molte delle tantissime invenzioni di Tesla erano semplici fantasie. Il suo motore elettrico, il raggio della morte, le macchine volanti e tante altre idee non sono mai state realizzate non a causa di un complotto mondiale dei grandi capitali, ma perché non andavano oltre la pura speculazione teorica (e negli ultimi anni, il vaneggiamento). L’appropriazione indebita della figura di Nikola Tesla da parti di sostenitori della pseudoscienza, complottisti e persino ufologi offusca la sua straordinaria eredità sui cui pilastri si regge oggi la nostra civiltà dell’energia.

 Di Roberto Paura

 

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