Macchie solari anche sulla terra e altri pianeti?

“Se la luce di mille soli divampasse nel cielo, sarebbe questo grandioso splendore.” Bhagavad-Gita

Il fenomeno che genera le Macchie Solari Anche se i dettagli della formazione delle macchie solari sono ancora oggetto di ricerca, è abbastanza chiaro che esse sono la controparte visibile di tubi di flusso magnetico nella zona convettiva del Sole che vengono “arrotolati” dalla rotazione differenziale della stella. Se lo stress su questi tubi supera un certo limite, rimbalzano come elastici e “forano” la superficie solare. Nei punti in cui essi attraversano la superficie la convezione non può operare, il flusso di energia che arriva dall’interno del Sole si riduce, e la temperatura di conseguenza scende. 

L’effetto Wilson suggerisce che le macchie solari siano anche delle depressioni rispetto al resto della superficie.
Questo modello è supportato da osservazioni che usano l’effetto Zeeman, che mostra come le macchie solari appena nate spuntino a coppie, di opposta polarità magnetica. Da ciclo a ciclo, la polarità delle macchie anteriori e posteriori (rispetto alla rotazione del Sole) cambia da nord/sud a sud/nord e viceversa. In genere le macchie solari appaiono a gruppi più o meno grandi.sulla superficie della nostra stella è ancora lungi dell’essere compreso appieno.
I brillamenti sono spesso associati alle macchie solari e sono probabilmente causati dal rilascio di energia in occasione del fenomeno di riconnessione delle linee di campo magnetico.
La riconnessione magnetica è il processo mediante il quale il campo magnetico interplanetario punta in direzione opposta a quello terrestre o di una stella o di un qualsiasi altro corpo celeste, cioè, più generalmente, le linee di campo magnetico puntano in direzione opposta rispetto all’asse del dipolo del campo magnetico più intenso. Si tratta di una violazione di una approssimativa legge di conservazione in fisica dei plasmi e può concentrare l’energia sotto forma meccanica o magnetica sia nello spazio che nel tempo.
Questa teoria si riferisce alle induzioni di correnti elettriche nella corona da parte del campo magnetico solare. Queste correnti collasserebbero immediatamente, rilasciando energia sotto forma di calore e onde nella corona. Questo processo viene chiamato “riconnessione” per il comportamento particolare dei campi magnetici nel plasma (o in un qualunque fluido conduttore come il mercurio o l’acqua di mare). In un plasma le linee del campo magnetico sono normalmente collegate a elementi di materia, in modo che la topologia del campo magnetico rimanga la stessa: se una particolare coppia di poli magnetici nord e sud sono collegati da una linea di campo, allora anche se il plasma o i magneti si muovono, quella linea di campo continuerà a connettere quei particolari poli. La connessione viene mantenuta dalle correnti elettriche indotte nel plasma. Sotto certe condizioni queste correnti possono collassare, permettendo al campo magnetico di “riconnettersi” ad altri poli magnetici e rilasciare energia sotto forma di calore e onde.

Considerando che un brillamento avviene tra una macchia solare a polarità positiva e negativa questo mi ricorda una sorta di colossale corto circuito su scala gigantesca proprio come avviene tra un filo positivo e uno negativo.

Il punto interrogativo che io pongo:è possibile il verificarsi di questo genere di fenomeni in modo simile anche su altri pianeti,compresa la Terra?
Il fenomeno delle macchie solari e dei brillamenti è anche stato osservato su altre stelle e pianeti gassosi.

Sulla gigante rossa Betelgeuse,la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, dopo Rigel, e, mediamente, la decima più brillante del cielo notturno vista ad occhio nudo,ne sono state osservate,l’immagine rivela la presenza di due giganti macchie solari, che coprono una grossa porzione della superficie della stella. La loro grandezza è al incirca l’equivalente della distanza Terra-Sole .

Anche sotto la turbolenta atmosfera di Saturno sono state osservati fenomeni molto simili ai brillamenti solari.
Anzi,sono dei brillamenti.
Una nuova analisi basata su dati provenienti da sonda Cassini della NASA, mostra la presenza di enormi nubi di plasma che fuoriescono periodicamente intorno a Saturno e permangono in orbita attorno al pianeta. Il movimento di questo plasma caldo produce disturbi al campo magnetico e contribuisce a spiegare come mai gli scienziati abbiano avuto difficoltà a misurare la lunghezza del giorno.
“Questo è un passo avanti che ci può svelare l’origine della periodicità con cui misteriosamente mutano le nubi e il periodo di rotazione di Saturno”, ha detto Ponto Brandt, l’autore principale dello studio e scienziato del team Cassini presso la Johns Hopkins University Applied Physics.

“La grande domanda ora è capire perché queste esplosioni si verificano periodicamente”. I dati evidenziano come le iniezioni di plasma, correnti elettriche nel campo magnetico di Saturno, invisibili all’occhio umano, sono partner in una complessa coreografia. Le esplosioni di plasma periodiche formano isole di pressione che ruotano intorno a Saturno. Le isole di pressione “gonfiano” il campo magnetico.
Potete stare certi che non si sa perchè si formano periodicamente,presentano dei cicli allo stesso modo in cui le macchie solari presentano i propri,e probabilmente sia quelle di Saturno che di Betelgeuse presentano dei cicli molto differenti rispetto a quelli solari,considerando che vi è una dicotomia enorme tra la massa di ognuno di questi corpi celesti.

Anche le radioonde emesse da Giove potrebbero essere il risultato di reazioni nucleari al di sotto delle sua atmosfera in perenne tempesta.
Giove emette delle potenti radio onde che hanno una frequenza di circa 22000000 di cicli al secondo.
Brillamenti stellari sono stati osservati anche sulle Nane Brune.
“Ricercatori statunitensi dissero su Tuesday che una famosa stella fallita come una nana bruna espulse un sorprendente brillamento a raggi X, sorprendendo gli scienziati che non si erano aspettati non più di qualche guizzo. La nana in questione, conosciuta come LP 944-20, è una delle più conosciute e studiate dagli astronomi perché è distante solo 16 anni luce dalla Terra. Questa è abbastanza vicina in termini cosmici, ma il motivo è perché le nane brune sono assai fievole, è visibile da Terra – con un telescopio – solo un debole puntino di luce. In ogni caso, gli scienziati possono capire da questo oggetti-puntino osservando nei raggi X che emettono. Questa nana bruna ha una massa pari a 60 volte quella di Giove ma solo il 6% della massa solare, ponendo questa sotto la soglia di massa di una stella reale.”

Tramite il telescopio orbitante della NASA, Chandra X-Ray observatory (osservatorio Chandra a raggi X), gli astronomi osservarono LP 944-20 su un periodo di 12 ore lo scorso dicembre. Per le prime nove ore, essi non osservarono alcun raggio-X, poi invece osservarono un forte brillamento prima che decadesse nelle seguenti due ore. Il brillamento era comparabile con un piccolo brillamento solare, ma un miliardo di volte più grande del brillamento a raggi X emesso da Giove, ciò lo affermò l’Aeronautica Nazionale e Amministrazione Spazio (NASA).
Lars Bildsten dell’University of California (università della California), Santa Barbara, disse che il brillamento è probabilmente correlato ai campi magnetici aggrovigliati tra la superficie della nana bruna, che sembra capace di generare raggi X.
Le Nane brune “sembrano avere una vita più eccitante di quel che si credeva,” Bildsten disse in un intervista telefonica. “Sono troppo grandi per essere pianeti e troppo piccole per essere stele, ma si vede che se se ne osserva una, essa dimostra di avere una forte attività…c’è azione in atto.” Il brillamento a raggi X che gli scienziati videro era molto distante da ciò che essi si aspettavano, Bildsten disse in un’affermazione: “ era come se noi stavamo cercando un puntino nel buio come la luce di una lampadina elettrica ed invece trovammo brillante flash di luce.”

Sono giunto alla conclusione che anche i pianeti giganti gassosi,debbano essere classificati come corpi differenti dai pianeti rocciosi e più simili alle proto-nane brune,in quanto manifestano fenomeni simili a flare che possono essere scatenati dalla riconnessione magnetica di fenomeni magnetici simili a quelli delle macchie solari.
Può questo meccanismo dei campi magnetici manifestarsi in modo differente anche qui sulla Terra?
Si e ci sono molti fattori che sembrano farcelo capire.

“C’è un mistero in Oregon, la cui conoscenza risale all’epoca dei Nativi Americani. Viene chiamato “The Oregon Vortex”. Ma la sua conoscenza documentata risale al 1904, quando fu costruita una casa adibita prima ad uffici e poi a deposito di attrezzi. Ma secondo delle leggende, un UFO o una strana forza magnetica, all’epoca, avrebbe tirato giù una selva di alberi e rendendo curva, in modo perenne, sia la zona circostante, che la cosiddetta “House of Mystery”. Ma probabilmente, questo presunto avvenimento è accaduto prima del 1904, visto che già i Nativi Americani ne erano a conoscenza, non entrando mai in quella zona coi cavalli, denominata dai Nativi, “Forbidden Groung” (Terra Proibita). Cosa è presente allora nella zona, magari nel sottosuolo, per il quale già i Nativi erano terrorizzati e che avrebbe causato quelle anomalie in zona, come la famigerata “Casa dei Misteri”.
Ancor più significativo a mio parere è il fenomeno di Tunguska,da molti ritenuto il disastro di un’impatto cosmico che esplose nell’atmosfera anche se in realtà non esistono prove significative per dimostrarlo,oltre al fatto della reale assenza di un cratere,fatta eccezione di una vasta area di foresta abbattuta su diversi metri quadrati.
Sembra che l’evento sia stato di origine tettonica.
Proposta dal professor Andrei Olkhovatov, secondo la quale l’evento della Tunguska potrebbe essere stato prodotto da un’energia di tipo tettonico. Si basa sul fatto che nel mese di Giugno del 1908 sono state registrate perturbazioni geofisiche connesse con un’intensa attività tettonica nella parte più meridionale della piattaforma siberiana e nella zona del Lago Bajkal.
Quale corpo celeste in collisione e causa un’attività di tipo tettonico prima dell’impatto?
Semplicemente è impossibile.,
La teoria tettonica è stata preceduta da un’altra similare che si basava sempre su una causa naturale. Nel 1988 il professor Dimitri Tirofeyev, in un articolo pubblicato sulla rivista sovietica “Chimica e Vita” e ripreso dall’Agenzia ufficiale Tass, dichiarava che dal Giugno 1908 alcuni movimenti tettonici hanno provocato una fuga di gas. Il gas si accumulò sopra la depressione di Tunguska e formò una miscela esplosiva, incendiatasi poi probabilmente a causa di un fulmine. Anche in questo contesto mi limito a riportare quanto la comunità scientifica di volta in volta propone. Resta il fatto che più passa il tempo, più la matassa si aggroviglia. Tutto ciò accade perché ogni ricercatore, forte della sua conoscenza monovalente, estrapola dati ed eventi per ipotizzare quello che potrebbe spiegare quanto è oramai noto sull’accaduto. Quest’ultima teoria probabilmente è nata con la scoperta, nel territorio russo, dei cosiddetti idrati gasosi. Essi sono composti simili al ghiaccio, caratterizzati da una struttura regolare di molecole di acqua nelle cui cavità sono intrappolate molecole di gas naturale, principalmente metano. Un metro cubo d’idrati può contenere 170 normal metri cubi di metano. Importanti depositi d’idrati di questo gas esistono nelle aree del permafrost (Siberia, Alaska e Canada, a profondità compresa fra 200 e 1.000 metri) e sui fondi oceanici. Il giacimento di Messoyakha (Siberia Nord Occidentale) è l’unico esempio al mondo di produzione di gas dagli idrati.
La presenza di perturbazioni geofisiche prima dell’evento non è attribuibile all’accumulo di gas ma probabilmente si è trattato una conseguenza di questo fenomeno che poi ha provocato l’incendio.
Il professor Olkhovatov ci ricorda che l’epicentro dell’esplosione della Tunguska è posto nel centro di un cratere di un antico vulcano, denominato Kulikovskij. L’attività tettonica è anche accompagnata dalla formazione di fiamme intense, cielo brillante, colonne e sfere luminose, geometeore.
Questi fenomeni sono attribuibili a fenomeni di origine elettrica che a sua volta sono attribuibili a a variazioni o perturbazioni del campo magnetico che a sua volta contribuiscono a generare forti fiotti di energia elettrica.
Esattamente come le macchie solari.
Uno dei più affascinanti misteri è rappresentato dal ritrovamento al suolo nell’area del disastro di strane particelle globulari composte di magnetite e silicati. Sono formazioni sferiche o sfere di alcuni millimetri di diametro. Alcune addirittura vuote e trasparenti assumono anche una forma a goccia. Si ritiene che i raggruppamenti di queste sfere, dovuti ad una fusione superficiale, siano stati generati proprio da un’enorme pressione oltre che da un fortissimo calore. Le analisi effettuate su questi globuli rivelano la presenza d’elementi come il cobalto, il rame, il nichel e il germanio. Bisogna mettere in risalto che una simile composizione non si rintraccia nei giacimenti minerari terrestri. Inoltre tali particelle, prelevate nella zona della Tunguska, sono uniche e in altre parole non sono rintracciabili in meteoriti normali, tanto è vero che il ferro non compare in maniera consistente. Lo studioso Dolgov ha fatto notare che tali sferette hanno mostrato alle analisi un contenuto d’idrogeno non indifferente.

Contenevano pure anidride carbonica ed idrocarburi (metano) in minime quantità. Ciò rappresenta un altro enigma da risolvere e da valutare altrettanto seriamente.
Un’impatto extraterrestre non ha nulla a che fare con questi fenomeni.
Un’ulteriore dettaglio ci perviene da un testimone occulare.
A 65 chilometri il testimone Semen Semenov raccontò di aver visto in una prima fase il cielo spaccarsi in due, un grande fuoco coprire la foresta e in un secondo tempo notò che il cielo si era richiuso, udì un fragoroso boato e si sentì sollevare e spostare fino a qualche metro di distanza. L’onda d’urto fece quasi deragliare alcuni convogli della Ferrovia Transiberiana a 600 km dal punto di impatto. Si ritiene in base ai dati raccolti che la potenza dell’esplosione sia stata compresa tra 10 e 15 megatoni.
Altri effetti si percepirono persino a Londra, dove, in quel frangente, pur essendo mezzanotte il cielo era talmente chiaro e illuminato da poter leggere un giornale senza l’ausilio della luce artificiale.
Secondo le testimonianze raccolte, la mattina dell’evento il popolo dei Tungusi osservò scariche elettriche a cielo sereno “come fulmini” che colpirono violentemente il terreno. In corrispondenza dell’epicentro gli scienziati hanno scoperto luoghi in cui l’80% degli alberi sono stati colpiti. A riprova di quanto accaduto il ritrovamento di una folgorite atipica nei pressi dell’epicentro.
La tempesta magnetica scaturita dall’esplosione fu così intensa che le bussole, presenti presso l’Osservatorio di Irkutsk, restarono inutilizzate per parecchio tempo. Non solo gli osservatori siberiani ebbero problemi: le anomalie magnetiche furono registrate in tutto il mondo. Addirittura in antartico furono osservate aurore non previste prima e dopo l’esplosione della Tunguska. I rapporti di queste tempeste geomagnetiche sono stati pubblicati negli anni ’60 dagli studiosi Kovalevsky, Ivanov, Plehkhanov, Zhuravlyov e Zolotov.
Gli effetti magnetici e le aurore sono i medesimi provocati dalle tempeste magnetiche solari.
Sono giunto alla conclusione che quello che avvenne fu una sorta di brillamento su scala minore associato a perturbazioni magnetiche simili a quelle del sole con le macchie solari e questo avvenne,cosa importante con forti fiotti di energia elettrica che formarono quelle sferule e probabilmente l’area del vulcano ha qualcosa a che fare con le perturbazioni magnetiche.
I brillamenti solari emettono anche grandi quantità di radiazioni giusto?E le radiazioni provocano mutazioni nelle specie animali e vegetali,giusto?
Le prove si fanno sempre più consistenti quando…
Gli scienziati hanno scoperto nel lago Cheko,nella regione di Tunguska una strana creatura di origine sconosciuta,che sembra più essere il risultato di una mutazione genetica mal riuscita che una normale specie animale.

Il Professor Chekaren Suslov e un team di scienziati,erano in visita al bacino del fiume Tunguska Podkamennaya come parte di un sondaggio per l’Accademia Sovietica delle Scienze per raccogliere depositi di minerali e campioni di vegetazione.
Suslov ha detto che, “Ero in fondo di una cresta per prendere campioni di carote di alberi caduti, ho notato qualcosa di carnoso che emergeva dalla terra vicino all’albero.
Saltai indietro,perché niente vive in questa remota regione della taiga siberiana in quanto l’esplosione.
La cosa sembrava essere cieca perché stava camminando molto lentamente e imbattersi in pezzi di roccia e ramoscelli.”
Suslov e il suo team ha portato la creatura all’interno di un contenitore normalmente utilizzato per il trasporto di campioni di vegetazione.
L’Accademia non ha rilasciato una dichiarazione ufficiale da quale specie questa creatura è e perché ha fatto la sua casa nella taiga siberiana desolata.
A una distanza di 400 miglia dall’epicentro dell’esplosione di Tunguska, l’onda d’urto incessante non ha mostrato segni di cedimento, e abbattè pescatori dalle loro barche sul fiume Kan.
Con il tempo l’esplosione era deteriorata come una tempesta, una strana pioggia nera ha iniziato a cadere sulla valle Tunguska.
Giorni dopo, croste strane iniziato a comparire sugli animali che erano stati troppo lontano per essere bruciati direttamente dall’esplosione, e le settimane più tardi, gli investigatori curiosi che si avventuravano al luogo dell’esplosione si ammalarono e si lamentavano di strane sensazioni di bruciore all’interno dei loro corpi . Erano questi i segni della malattia da radiazione? Ma quale oggetto meteorico potrebbe essere radioattivo?
Dei crumiri strani ‘sono stati riportati sulle renne morte a Tunguska.
Kulik e ricercatori di molti decenni fa, non capivano questo fenomeno.
Ora possiamo capire che la malattia strana, a seguito dell’esplosione, era dovuta a ustioni da radiazioni.
Ancora oggi, Tunguska mostra una leggera traccia di radioattività.
Fotografie di Ground Zero Hiroshima nel 1945 mostrano alberi ancora in piedi intorno alla Sala Esposizione agricola giapponese.
Lo scrittore sovietico Alexander Kazantsev fu il primo a riconoscere le molte somiglianze tra Hiroshima e Tunguska.
Se si considera il multi-megatoni dell’esplosione siberiana, la sua onda termica, la sua onda d’urto, la sua luce brillante o flash; la sua ricaduta pioggia nera e gli effetti delle radiazioni successive sembra che siamo vicini a qualcosa di simile a quello della bomba atomica.
Qualcuno potrebbe obiettare che potrebbe trattarsi di un test-atomico,ma in realtà le perturbazioni geofisiche osservate i giorni precedenti all’evento lo escludono.
I brillamenti effettivamente sono strattamente associati a delle reazioni nucleari sulla superficie del Sole.
Tutti questi fatti sembrano anche coincidere con quanto avvenne a Tunguska.
Da un’altra parte sembra che un cratere ipotetico sia stato trovato anche se non sembra il risultato ne di un test atomico ne di un’impatto.

Osservate la forma di questo lago e in seguito trarremo delle conclusioni.
Il fatto che l’esplosione di Tunguska sia avvenuta in corrispondenza di un’antico cratere vulcanico non è un caso.
I vulcani hanno anche caratteristiche molto particolari quando periodicamente entrano in eruzione.
I vulcani nelle loro fasi di attività sembrano eruttare simultaneamente in a coppie di due,quasi fossero coppie di macchie solari.
Nel agosto 2012 due vulcani in due aree della Nuova Zelanda sono entrati in attività a poco tempo di distanza l’uno dall’altro,seppure le distanze siano notevoli e probabilmente c’è un collegamento tra entrambi.

Sorprendendo i vulcanologi il Tongariro ha avuto la sua prima eruzione da oltre un secolo mentre l’isola di White Island che dopo segnali di attività ha cominciato ad eruttare.

Nel 2011,il 4 giugno il vulcano Puyheue dopo 50 anni di silenzio ha cominciato a eruttare per diversi mesi scagliando un’enorme nube di cenere che ha raggiuto anche la Nuova Zelanda e l’Australia.

Alla sua nube di cenere di è aggiunta anche quella del Nabro in Etiopia,che ha avuto la sua prima eruzione dopo millenni di inattività il 12 giugno.

Nel 2008 avvenne un’altro fenomeno simile quando nel 4 maggio dopo 10.000 anni di silenzio entrò in eruzione il vulcano Chaiten con una fortissima eruzione.

Sempre nel maggio 2008 l’Etna cominciò una forte fase attiva che terminò nel 2009.
Un’eruzione la mattina del 13 maggio 2008, subito ad est dei crateri sommitali dell’Etna è stata accompagnata da uno sciame di oltre 200 terremoti e deformazioni del suolo significativo nella zona sommitale. L’eruzione continua ad un ritmo lentamente diminuendo per 417 giorni, fino al 6 luglio 2009, rendendo questo l’eruzione più lunga fianco dell’Etna dopo l’eruzione 1991-1993 che durò 473 giorni.
Sembra che un fatto del genere avvenne anche nel 1991.
Quella a cui i media hanno dato più importanza è stata l’eruzione del giugno del Pinatubo nella quale essa iniettò nella stratosfera un’enorme quantità di gas superiore ad ogni eruzione successiva a quella del Krakatoa del 1883.
Gli aerosol formarono uno strato oscurante di acido solforico, nei mesi successivi. La temperatura globale diminuì di mezzo grado Celsius e il buco dell’ozono crebbe sostanzialmente.

Ovviamente la sua eruzione non fu l’unica che contribuì a raffreddare il clima su scala planetaria.

Ma ad unirsi al coro ci fu anche l’eruzione del Monte Hudson nel quale dopo quella del Pinatubo si è avuta una delle più grandi eruzioni del ventesimo secolo.
L’eruzione più importante avvenuta in epoca storica ha avuto luogo tra l’agosto e l’ottobre del 1991; essa fu di tipo pliniano e mise nell’atmosfera una importante quantità di anidride solforosa. L’eruzione avvenne pochi mesi dopo quella del vulcano Pinatubo e trovò poca eco nei mezzi di comunicazione, pur essendo di dimensioni importanti, in quanto la regione dell’eruzione poco abitata non ebbe le devastanti conseguenze del vulcano filippino.
Ora riflettiamo,cosa succede quando la polarità delle macchie solari si inverte.
Le macchie solari presentano molte caratteristiche interessanti. In genere (ma non sempre) le macchie appaiono a coppie, con polarità magnetiche opposte. A metà di un ciclo solare, la macchia “anteriore” (nella direzione della rotazione del Sole) avrà sempre una polarità N, mentre la macchia “posteriore” avrà una polarità S. Nel ciclo successivo le polarità si scambiano sempre. Anche il campo magnetico generale, che genera i poli magnetici nord e sud del Sole, inverte la sua polarità ad ogni ciclo, e il momento dell’inversione avviene normalmente dopo 3 anni dal minimo della presenza delle macchie.
Un brillamento è risultato di un cambiamento di polarità delle macchie solari e questo cambio di polarità generà delle potenti reazioni nucleari conseguenti a radiazioni.

Sappiamo di fatto che quando la polarità magnetica del Sole si inverte ogni 11 anni il numero delle macchie solari aumenta come aumenta il numero delle detonazioni sulla superficie del Sole.
Cosa avviene sulla Terra durante un’inversione magnetica?
Se fenomeni simili fossero avvenuti sulla superficie terrestre o meno dovremmo trovarne qualche traccia,il punto interrogativo reale è:possono verificarsi questi fenomeni durante l’inversione del campo magnetico terrestre?
Dobbiamo innanzitutto ricordarci che le macchie solari sono effettivamente delle perturbazioni magnetiche,la cui riconnessione magnetica tra positiva e negativa,connesse tra loro da forti correnti elettriche genera una sorta di corto circuito,che sembra essere la causa reale delle colossali reazioni nucleari che conseguono i brillamenti sulla superficie del sole.
Sulla Terra l’ultima inversione magnetica è avvenuta 12.000 anni fa e ha coinciso con eventi molto particolari tra cui una fase di intenso vulcanismo globale,picchi di molti elementi chimici e l’inizio di una nuova glaciazione denominata Dryas Recente.
Quest’inversione magnetica è denominata di Gothenburg avvenuta tra 12,350–12,400 B.P.(http://adsabs.harvard.edu/full/1986QJRAS..27..328J)(http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0012821X76902478)(http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/11035897509454317)
E ‘solo una coincidenza che più di due milioni di enormi buchi detti Carolina Bays sono stati scavati nel terreno – al tempo stesso – circa 12.000 anni durante una inversione magnetica?

Questi crateri ovali e allineati tra loro assomigliano molto a quello nella zona di Tunguska(in alto), che come abbiamo discusso prima quell’evento sembra essere connesso con un’evento di tipo nucleare di origine naturale.
Vista dall’alto, la maggior parte del paesaggio della Carolina è coperta da
misteriose depressioni ovali che non sono facilmente percepibili dal livello
della terra.

Una caratteristica importante è che sono tutti invariabilmente allineati nella stessa esatta direzione.

Una cosa curiosa tuttavia evidenzia che buona parte di queste depressioni ovali si trovano tutte in corrispondenza di zone ricche d’acqua.

Non se ne ritrovano solo in Carolina,ma anche in Russia.

“L’area è piena di quelle che sembrano essere depressioni ellissoidali piene d’acqua orientata su un aspetto NNE.”

In Alaska,anche queste piene d’acqua.

Anche in Australia ce ne sono e sono tutti orientati nella stessa direzione, SSW a NNE, come le Carolina Bays.
Proprio come avviene sulla superficie del Sole ogni 11 anni,è possibile che durante il cambiamento di polarità magnetica terrestre,si siano sviluppate delle perturbazioni magnetiche non differenti dalle Macchie Solari,e le correnti elettriche che ne connettevano la polarità positiva e negativa abbiano innescato una serie devastanti reazioni nucleari,come del flare sulla superficie terrestre.
Più di due milioni sono stati gli enormi buchi scavati nella terra circa 12.000 anni fa,durante l’inversione magnetica Göteborg.
Di sette miglia, alcuni dei fori sono più grandi delle città vicine.
E’ un dato di fatto che un campo magnetico variabile produce elettricità e la stessa cosa vale anche per il campo magnetico terrestre,le cui analisi dimostrano per fatto che si inverte in tempi relativamente brevi di mesi o settimane,anzichè in migliaia di anni come prima di ipotizzava.
Testimonianze occulari dei Veda dell’India,che risalgono a oltre l’8000 a.C,narrano di colossali esplosioni le cui caratteristiche sono identiche e quelle della bomba atomica e hanno alcune affinità con Tunguska.
Mahabharata :
L’arma fulminante di Indra era dotata della forza del tuono di Indra dai mille occhi.
La mortale arma lancia–saette misurava tre cubiti per sei. Era l’arma sconosciuta, di ferro, di Indra, il messaggero di morte.
Il proiettile era carico dell’energia di tutto l’Universo.
All’arma Agneya nessuno poteva resistere, neppure gli stessi dèi.
Il Brahma–danda o bastone di Brahma era ancor più potente.
Benché potesse colpire una volta sola, sterminava interi paesi e intere razze, da una generazione all’altra.
Adwattan perse un missile splendente dal fuoco fumante.
Il missile bruciava con l’energia d’un fulmine.
Il missile giunse volando e distrusse intere città con tutte le loro difese.
Le tre città dei Vrishni e degli Andhaka furono distrutte tutte insieme, in un solo istante.
Una colonna di fumo e fuoco incandescente, brillante come diecimila soli, si innalzò in tutto il suo splendore.
Le nubi lassù roteavano facendo piovere polvere e ghiaia.
Dense frecce di fiamma, come una gran pioggia, generata dalla stessa creazione, circondarono il nemico da ogni parte.
Il cielo scintillò e i dieci punti dell’orizzonte si riempirono di fumo.
Meteore esplosero lampeggiando giù dal cielo.
Venti fortissimi cominciarono a soffiare e disturbarono tutti gli elementi.
Il sole sembrò vacillare nei cieli.
La terra e tutte le sue montagne e i mari e le foreste presero a tremare.
Il vento soffiò come un fiero uragano e la terra s’incendiò.
Nessuno vide il fuoco, perché era invisibile, ma consumò ogni cosa.
Cadde una specie di pioggia, che si asciugava a mezz’aria per l’intenso calore.
Gli uccelli impazzirono e gli animali furono sterminati dalla distruzione.
Gli animali caddero a terra, con le teste rotte, e morirono tutti su una vasta regione.
Gli elefanti bruciarono tra le fiamme, correndo impazziti qua e là per cercare una protezione.
Le acque dei fiumi e dei laghi bollirono e le creature che vivevano in esse perirono.
Migliaia di macchine da guerra caddero da entrambe le parti.
Interi eserciti furono abbattuti come alberi in una foresta che brucia, quando furono investiti dal fuoco rabbioso.
I corpi erano talmente bruciati da non essere più riconoscibili.
Lo sguardo dell’arma Kapilla era talmente potente da bruciare e ridurre in cenere migliaia di uomini.
Il fulmine ridusse in cenere le intere razze dei Vrishni e degli Ankhaka.
Per sfuggire al respiro di morte, i guerrieri si gettarono nei fiumi per lavarsi e seppellire le loro armature.
Capelli e unghie caddero.
I bambini che dovevano nascere morirono nel ventre della madre.
Gli uccelli nacquero con piumaggio bianco e zampe rosse, a forma di testuggini.
La ceramica si ruppe senza causa apparente.
Tutti i cibi si avvelenarono e rimasero non commestibili.
Quest’ultima frase riflette in modo molto evidente gli effetti da radiazione nucleare.
La descrizione dell’esplosione e la strana pioggia assoomigliano in modo simile a quella nera dell’evento di Tunguska,proviamo a immaginare 12.000 anni fa se fossero detonate una lunga serie di eruzioni nucleari su tutto il pianeta….
Può non essere soltanto una coincidenza il fatto che, al tempo ci fosse anche un incremento delle tracce di rame, stagno e piombo nei ghiacciai che circondavano il mondo, indici di una gran massa di prodotti inquinanti liberata di colpo nell’atmosfera e circolati con le alte correnti d’aria intorno al globo, così come un incremento drammatico delle concentrazioni d’uranio nel corallo che cresceva, da 1, 5 parti per milione sino ad oltre 4 parti per milione.
Fatto accertato è che nel periodo ci furono anche piogge di carbonio su vaste aree e strati di suolo carbonizzato,evidenze di un calore fortissimo.

Illustrazione dello strato “Black Bed” in una sezione trasversale di una collina i letti neri sono evidenti nelle stratificazioni del periodo e ci sono i letti neri ovunque, indicando la precipitazione di carbonio nero (fuliggine) materiale precipitato dall’atmosfera su una vasta area.

Strato superiore del suolo fossile carbonizzato, illustra lo strato di cenere causata dagli intensi incendi boschivi del periodo. Questo strato carbonizzato è lo strato che può contenere tectiti e minidiamanti.Nello stesso periodo ci sono strati di rocce sedimentarie sottoposte a temperature elevatissime.
Secondo Nils-Axel Mörner e Johan Lanser in quello stesso periodo ci furono enormi picchi di quantità enormi di carbonio, iridio, nanodiamanti (composti di carbonio) e la radioattività che improvvisamente è comparsa sul nostro pianeta.
Tracce di nanodiamanti sono state rinvenuti,risalenti al periodo negli strati di ghiaccio della Groelandia.

“C’è uno strato nel ghiaccio con una grande abbondanza di diamanti”, ha detto James Kennett, professore emerito presso il Dipartimento di Scienze della Terra all’Università della California di Santa Barbara. “I diamanti sono talmente piccoli che possono solo essere osservata con speciali microscopi ad alto ingrandimento. Se ne contano in migliaia di miliardi.”
Anche 65 milioni di anni fa la fine dei Dinosauri coincise con un’inversione magnetica.
Inversione Magnetica a polarità normale da 67,61 milioni di anni a 65,57 milioni di anni fa;
Inversione Magnetica a polarità normale da 64,74 milioni di anni a 63,97 milioni di anni fa;(http://www.exploratetide.com/pages/home-page/articoli-vari/la-storia-del-pianeta/da-200-a-1-milione-di-anni-fE0.html)
E anche qui oltre alla formazione di crateri troviamo,un enorme fenomeno di vulcanismo in India,denominato Deccan Traps,e il tutto accompagnato da una pioggia nera di carbonio.
“A fare da sfondo all’estinzione dei dinosauri fu un’atmosfera cupissima e drammatica, con una pioggia nera di fuliggine che si abbatte’ su tutta la Terra ricoprendola di una spessa coltre. Lo dimostra, sulla rivista Geology, un gruppo di ricerca internazionale cui ha partecipato anche l’italiano Alessandro Montanari dell’Osservatorio geologico di Coldigioco (Macerata).”E c’è anche di più sia 12.000 anni fa che 65 milioni di anni fa fanno la loro comparsa entrambi con un’inversione magnetica picchi di Iridio.

Il confine tra il periodo Cretaceo ed il Terziario è identificato da un sottile strato di argilla ricca di iridio deposta, ampiamente su tutto il pianeta, negli strati geologici risalenti a 65 milioni di anni fa.

Lo stesso trovato all’interno della Carolina Bays di 12.000 anni fa.
Quello che è certo però è che l’interno della Terra e i vulcani hanno grandi abbondanze di Iridio.
Dewey M. McLean ed altri hanno obiettato,a riguardo dell’estinzione dei dinosauri,che l’iridio potrebbe essere di origine vulcanica: il nucleo della Terra è relativamente ricco di iridio e alcuni vulcani, come il Piton de la Fournaise di Réunion, rilasciano tracce di iridio nell’ambiente circostante ancora oggi.
Come abbiamo osservato prima i vulcani sembrano eruttare periodicamente a coppie esattamente come le Macchie Solari che compaiono a coppie,quindi durante un’inversione magnetica reazioni nucleari sulla e sotto la superficie terrestre potrebbero facilmente averlo portato in superficie con enormi detonazioni.
Non per niente ma il cratere associato all’estinzione dei dinosauri nello Yucatan all’inizio era associato ad un’enorme caldera vulcanica,e i fatti stanno più da quella parte.
Leggete questi dati e scoprirete che non collimano con la teoria dell’impatto.

-Il cratere è stato ritrovato sotto uno spesso strato di rocce di origine vulcanica meglio nota come Andesite.
-I materiali utilizzati negli studi inizialomente scambiati per detriti proiettati dall’impatto del meteorite furono immediatamente smascherati come vulcanici dal geologo Florentin Maurasse,della Florida International University che aveva scoperto per primo quegli stessi strati.
-Milioni di anni fa furono proprio enormi eruzioni vulcaniche che diedero origine all’America Centrale unendo l’America Settentrionale con quella Meridionale e bloccando così il transito delle correnti equatoriali.
Sarebbe quindi da sorprendersi se quella fosse propriamente una caldera vulcanica?Potrebbe essere che durante le inversioni magnetiche le reazioni nucleari all’interno del nostro pianeta possano aumentare in modo esponenziale a causa del riscaldamento del nucleo terrestre e in seguito esplodere sia sulla superficie terrestre,tramite perturbazioni magnetiche sulla superficie terrestre e all’interno del pianeta.
Per fare questo dovremmo anche supporre la presenza di fenomeni di plasma lo stesso elemento di cui è composto il Sole,sul nostro pianeta.
Ebbene,poco noti ma ci sono.
Le Geologia distingue quattro principali strati interni del nostro pianeta: la sottilissima crosta o litosfera, il mantello di natura plastica, il nucleo esterno liquido ed il nucleo interno. Questo ultimo, il più caldo, sarebbe composto di ferro e nickel e si crede che abbia un diametro di poco più di 1200 km e che raggiunga i 5000° centigradi, una temperatura altissima, poco inferiore a quella superficiale del Sole; ma, secondo la maggior parte degli studiosi, non sufficiente a trasformarlo in plasma. Anzi, secondo la teoria prevalente, esso sarebbe, insieme alla sottile crosta, l’unico strato solido. L’opinione più diffusa é che sarebbe l’enorme pressione cui è sottoposto a rendere il ferro allo stato solido.
Anche se l’opinione prevalente presso i geologi e i geofisici è proprio quella del nucleo solido di ferro-nickel, secondo altri scienziati, all’interno del pianeta, ci sarebbe effettivamente ferro e nickel, ma non solo: vi si sarebbero accumulati anche elementi più pesanti del ferro, alcuni dei quali radioattivi come l’Uranio, in grado di produrre un riscaldamento molto forte. Forse una sorta di centrale termonucleare, che produce raggi gamma e neutrini che si dirigono verso la superficie. E’ certo che, se questo fosse vero, allora la reazione atomica produrrebbe una temperatura ben superiore a quei 5000° centigradi di cui si parla. Una temperatura talmente tanto alta da far ritenere qualche ricercatore che la materia all’interno della Terra sia presente allo stato gassoso, anzi di plasma, per molti versi simile a quello della materia solare.
Sembra che fenomeni naturali legati al plasma siano stati osservati in Norvegia.

Le “luci di Hessdalen”, avvistate nella omonima valle norvegese, rappresentano il prototipo dei fenomeni luminosi anomali in atmosfera. Esse consistono in genere di palle di luce multiformi e multicolori, caratterizzate da una lunga durata e talvolta da enormi emissioni di energia.
Hanno dimensioni oscillanti da mezzo metro a 30 metri. Le caratteristiche accertate di ricorrenza rendono questo tipo di evento fisico molto adatto per campagne sistematiche di misurazione. Nel 1984 il gruppo norvegese Project Hessdalen guidato dall’ingegnere Erling Strand dimostrò per la prima volta che il fenomeno era misurabile, e che, in particolare gli eventi luminosi erano nettamente correlati con perturbazioni magnetiche, producevano una forte traccia radar e talora emissioni improvvise e di breve durata nelle onde radio corte (HF).
Elettrificazione. La valle di Hessdalen sembra essere completamente elettrificata. Ovunque appaiono in cielo e in terra Flash luminosissimi e della durata di una frazione di secondo. I Flash hanno l’apparenza prevalentemente globulare. Alcuni di questi sono stati fotografati utilizzando pose molto lunghe. La presenza di cave di rame a Hessdalen fa ritenere che queste possano contribuire a rendere più efficiente la conduzione di elettricità, di fenomeni che potrebbe essere o di origine terrestre (piezo-elettricità) o di origine cosmica.
Rilascio di particelle metalliche. Quando il fenomeno approccia il terreno, in seguito ad analisi di spettrometria a plasma e di microscopia elettronica (si ringrazia la SACMI Imola per aver messo a disposizione i propri laboratori di analisi) esso sembra rilasciare sferule di ferro del diametro di 20 micron che si depositano su una polvere dalle caratteristiche leggermente radioattive.(proprio come quelle trovate a Tunguska)
L’analisi dei dati, acquisiti in grande quantità, mostrava la presenza nella valle di segnali altamente anomali: tra questi segnali pulsanti, e segnali doppler. In particolare l’effetto doppler permetteva di misurare velocità fino a 100.000 km/set, dato questo che ha portato inizialmente a ritenere che le luci di Hessdalen siano sfere di plasma rotanti, non sempre visibili otticamente, in grado di accelerare particelle relativistiche tramite fortissimi campi magnetici canalizzati.
Abbiamo numerose carte in tavola:milioni di crateri formatisi durante un’Inversione Magnetica,un colossale cratere simile a una caldera vulcanica che corrisponde all’estinzione dei dinosauri,fenomeni di plasma sulla superficie terrestre e probabilmente anche nel nucleo terrestre,piogge di carbone e aumento della radioattività e altri elementi durante le inversioni magnetiche,vulcani che eruttano in coppie allo stesso modo in cui le Macchie Solari si formano a polarità invertita,e resoconti di detonazioni nucleari 12.000 anni fa e un’altra probabile nell’evento di Tunguska.
Cosa innesca queste eruzioni nucleari durante le inversioni magnetiche?
Dobbiamo prendere esempio da ciò che avviene sulla superficie del Sole.

Sul Sole le forze magnetiche sono la causa delle esplosioni nucleari sulla sua superficie,che avvengono quando i nuclei o protoni di idrogeno si fondono con i nuclei di elio formando le reazioni nucleari.
I brilamenti,come colossali fulmini solari,creano archi di fiamme in un solo secondo della larghezza del Texas e sono stati osservati coprire 57.000 chilometri di superficie solare in soli 5 minuti,300 ticchettii dell’orologio.
Le Macchie Solari,colossali perturbazioni magnetiche sulla superficie del Sole,che appaiono a coppie di polarità opposta,sono delle dinamo oscillanti,e come una dinamo producono elettricità,un campo magnetico variabile,e ancora elettricità secondo la Legge di Faraday.
Quando invertono la polarità,queste correnti elettriche,sulla superficie di plasma del Sole,di polarità opposta,causano un corto circuito che è la conseguenza di un’inversione magnetica.
Questo corto genera delle gigantesche esplosioni nucleari.
Le particelle che generano le aurore boreali,sono protoni di idrogeno e atomi che si scontrano constringendo l’atomo a dividersi in due nuclei.
Mini collisioni nucleari.
Incredibile,reazioni nucleari della superficie del Sole creano reazioni nucleari a 75 km sopra le nostre teste.
Se inversioni megnetiche sulla superficie del Sole generano reazioni nucleari conseguenti i brillamenti che a loro volta generano reazioni nucleari sulla nostra atmosfera,un’inversione magnetica sulla Terra non avrà come effetto una serie di reazioni nucleari sulla superficie terrestre?
Sulla Terra perturbazioni magnetiche abbiamo verificato che avvengono seppur in maniera non identica a quelle superficie del Sole,sulla Terra troviamo anche gli stessi elementi che generano le reazioni nucleari sulla superficie del Sole.
L’idrogeno si trova in grandi quantità negli oceani e anche nell’aria sottoforma di acqua che è composta da due elementi estremamente esplosivi due molecole di idrogeno e una di ossigeno.
L’altro elemento necessario per le reazioni nucleari sulla nostra stella è l’elio,un gas nobile incolore e inodore; ha il più basso punto di ebollizione fra tutti gli elementi e può solidificare solo se sottoposto ad altissime pressioni. Si presenta come gas monoatomico ed è chimicamente inerte. È il secondo elemento più diffuso nell’universo, dopo l’idrogeno.
Tracce di elio, dovute al decadimento di certi minerali, sono presenti nell’atmosfera terrestre; l’elio si trova inoltre in alcune acque minerali e, in quantità economicamente sfruttabili, anche in alcuni gas naturali.
Questo elemento è presente nell’atmosfera terrestre in un rapporto di 5 ppm e si trova come prodotto del decadimento di alcuni minerali radioattivi.
Specificamente si trova nei minerali di uranio e torio, tra cui la cleveite (il primo minerale in cui fu scoperta la presenza di elio), la pechblenda, la carnotite e la monazite; è prodotto da questi elementi tramite decadimento radioattivo, nella forma di particelle alfa. Si trova inoltre in alcune acque minerali (1 parte di elio per mille d’acqua in alcune sorgenti islandesi), nei gas vulcanici, e in certi depositi di gas naturali degli Stati Uniti (dai quali deriva la maggior parte dell’elio prodotto commercialmente). L’elio può essere sintetizzato bombardando atomi di litio o boro con protoni ad alta velocità.
Durante una trivellazione petrolifera nel 1903 in Kansas si ottenne un geyser gassoso composto di azoto (72%), metano (15%), idrogeno(1%) e un 12% di un gas non identificato.
Grazie a successive analisi Cady e McFarland scoprirono che l’1,84% di tale campione era elio.
Questo dimostrò che nonostante la sua scarsità sulla Terra l’elio era concentrato in grandi quantità sotto le Grandi Pianure americane, disponibile per l’estrazione come sottoprodotto del gas naturale.
Questa scoperta permise agli stati Uniti di diventare il maggior produttore al mondo di elio.
Per molti anni gli Stati Uniti hanno prodotto più del 90% dell’elio commercialmente utilizzabile al mondo; le quantità rimanenti provenivano da impianti in Canada, Polonia, Russia e altri paesi. A metà degli anni ’90 un nuovo impianto ad Arzew, Algeria da 17 milioni di metri cubi iniziò le operazioni con una produzione tale da soddisfare l’intera domanda europea.
Nel 2004–2006 furono costruiti altri due impianti, uno a Ras Laffen in Qatar e l’altro a Skikda in Algeria, anche se al principio del 2007 Ras Laffen funzionava al 50%, e Skikda doveva ancora avviare la produzione. Algeria divenne rapidamente il secondo produttore di elio.
Ora pensate a quando avviene un’inversione dei poli magnetici,la variabilità del nostro campo magnetico e la ionizzazione atmosferica generano imponenti fenomeni elettrici sia in cielo che nella superficie terrestre e senza dubbio enormi forze magnetiche.
Queste variazioni non solo porterebbero a fortissime scariche elettriche sulla Terra ma anche a incredibili anomalie ed addirittura alla presenza simultanea di multipli poli magnetici durante la fase di inversione dei poli.
Forse le Macchie Solari sono la medesima conseguenza di questo fenomeno,quando la polarità solare si inverte ogni 11 anni e ciò genera le reazioni nucleari tra gli atomi di idrogeno ed Elio.
Anche l’Uranio in questo campo entra in gioco in queste reazioni nucleari.
L’uranio è un elemento che si rinviene nella crosta terrestre, in basse concentrazioni, praticamente in tutte le rocce, in tutti i terreni e nelle acque. È considerato più abbondante dell’antimonio, del berillio, del cadmio, dell’oro, del mercurio, dell’argento, del tungsteno; ha circa la stessa abbondanza dell’arsenico e del molibdeno.
Si possono riscontrare concentrazioni di uranio significative anche in alcuni giacimenti come i depositi di rocce fosfatiche, sabbie ricche in monazite in cui l’uranio è presente come vicariante del fosforo.
Particolarmente ricche le sabbie delle dune del Niger.
Si ipotizza che la principale fonte del calore che mantiene liquido il nucleo della Terra e il soprastante mantello provenga dal decadimento dell’uranio e dalle sue reazioni nucleari con il torio nel nucleo della terra, generando così la tettonica a zolle.

 

Principali paesi estrattori di uranio
Di questi paesi principali estrattori di Uranio sono stati rinvenuti crateri ovali identici alle Carolina Bays in Nord America,Alaska,Russia e Australia.
Considerando che i vulcani sembrano avere un’interessante correlazione con questi eventi,un dato inquietante arriva dallo Yellowstone.
A quanto pare la camera magmatica poggia su enormi riserve di uranio e una sua grande eruzione non solo raffredderebbe il clima su scala globale con conseguente ricaduta delle ceneri su vasta scala,ma i venti trasporterebbero allo stesso modo le ceneri e le ricadute radioattive a grandi distanza e se consideriamo che alcune ricerche sulle centrali nucleari hanno dimostrato che fino a 5 km da esse le persone,perlopiù i bambini si ammalano di leucemia,stessa cosa succede anche senza una centrale nuclare a Roma con Radiomaria con gli stessi effetti sulle persone che nel raggio di diversi chilometri che abitano li ci sono numerosi casi di leucemia,immaginiamoci con un eruzione dello Yellowstone e migliaia di tonnellate sparse su scala globale di questo fallout radioattivo cosa potrebbero causare.
Ci sono chiare tracce che durante l’ultima inversione magnetica 12.000 anni fa,oltre a forti attività vulcaniche,picchi di elementi,aumento della percentuale di anidride carbonica e metano avvennero deflagrazioni nucleari come quelle che stiamo descrivendo.
Appena fuori di Srinagar,India,ci sono le massicce rovine d’un complesso di templi chiamato Parshaspur, i cui blocchi di pietra, pesanti diverse tonnellate, sono sparsi su una grande superficie. La configurazione dei blocchi suggerisce che una tremenda esplosione abbia distrutto il sito.
Più lontano, verso il Sud, le dense foreste del Deccan(un’area vulcanica) contengono molte rovine simili che possono anche essere più antiche,i muri sono vetrificati, corrosi e sciolti da un tremendo calore. Alcuni edifici rimasti in piedi presentano le pietre dei muri vetrificate, come se la loro superficie si fosse fusa e poi solidificata di nuovo.

Nessuna fiamma d’origine naturale, nessuna eruzione vulcanica avrebbe potuto produrre un calore abbastanza intenso da causare un tale fenomeno. Solo un forte calore radiante potrebbe aver causato un tale danno. Nella stessa regione di questo secondo gruppo di rovine, il ricercatore russo Alexander Gorbovsky riferì nel 1966 di avere scoperto uno scheletro umano contaminato da radiazioni cinquanta volte superiori all’ordinario.
Nel gennaio del 1992 fu pubblicata la notizia della scoperta nel Rajasthan di un’area di tre miglia quadrate di ceneri radioattive, dieci miglia ad ovest di Jodhpur. Un progetto di urbanizzazione in quest’area fu abbandonato a causa dell’alta incidenza di casi di cancro e di malattie alla nascita.
Una centrale nucleare, costruita recentemente nella regione, fu ritenuta la causa di tutto ciò, ma una commissione di cinque scienziati, diretta dal presidente del progetto Lee Hundley, inviata a studiare il mistero, identificò una fonte ben diversa. Essi disseppellirono i resti carbonizzati di edifici che risalivano almeno a 12000 anni fa, ed erano stati abitati un tempo da circa mezzo milione di persone.
Ma non è stato l’unico esempio di un’inversione magnetica in cui si formarono crateri anomal.
47.000 anni fa abbiamo avuto l’inversione magnetica di Laschamp (http://www.geophysik.uni-muenchen.de/Members/michael/publicationdetails/1362)() e attorno a quel periodo avvengono altri sconvolgimenti ed estinzioni a livello globale,oltre che l’inizio di un’altra fase di glaciazione.
In questo periodo l’uomo di Neanderthal si estinse in buona parte riducendosi a poche unità,per poi tornare a crescere nel numero,la causa della precedente estinzione tra 47.000 e 50.000 anni fa si ipotizza sia stata causata dai cambiamenti climatici.
Durante questa inversione magnetica si formano anche il famoso Meteor Crater e il cratere Lonar,in India,ma siamo sicuri siano realmente di origine da impatto?

Meteor Crater
Il Meteor Crater,come Chixulub e come vedremo in seguito anche il Lonar Crater,compaiono vicino ad un complesso vulcanico e come l’Yellowstone,l’Arizona poggia su enormi giacimenti di Uranio.
Il Flagstaff, Arizona, area gode di una distinzione che è forse unico al mondo. All’interno di un un’ora di macchina, si può osservare un gigantesco cratere meteorico e un enorme cratere vulcanico. Il Meteor Crater inciso su una pianura sterile dove è facilmente osservabile.

Il Sunset Crater circondato da campi di lava, e molti piccoli crateri vulcanici.
Non credo si tratti di una coincidenza che questi due crateri vulcanico e meteorico si trovino a distanza così ravvicinata,ne tantomeno che questo cratere meteorico si sia formato in prossimità di un complesso vulcanico durante un’inversione magnetica.
Il Meteor Crater potrebbe facilmente essersi formato a causa di una detonazione nucleare sotterranea,quando la zona era percorsa da imponenti fiotti di energia elettrica durante l’inversione di Laschamp.
Barringer,il principale sostenitore che affermò l’origine meteorica del cratere,oltre alla mancanza di roccia presente di natura vulcanica nelle vicinanze, ha notato l’abbondanza di silice finemente polverizzata.
Osservò anche grandi quantità di ferro meteoritico, in forma di sfere globulari, sparse in tutto il cerchio e pianura circostanti.
Il terreno circostante include una miscela casuale di materiale meteoritico e rocce espulse.
Per i teorici elettrici di oggi, alcune delle indagini storiche sono ironiche.
Nel 1908 la spiegazione dell’impatto di Barringer ha trovato un energico sostenitore,il geologo George P. Merrill, che ha esaminato da vicino una forma di vetro al quarzo in prossimità del cratere.
Ha concluso che questo tipo di vetri poteva essere prodotto dal calore intenso, ”simile al calore generato da un fulmine sulla sabbia”.
Merrill ha anche sottolineato i letti di roccia indisturbati sotto il cratere che hanno rilevato che “la forza che ha creato il cratere non è venuta dal’alto”.
I letti di roccia indisturbati sotto il cratere sono contraddizione con il parere standard circa l’evento che ha creato la grande fossa.
La relazione del Meteor Crater Interactive Learning afferma Center: “Il meteorite che l’ha fatto era composto quasi interamente di nichel-ferro, suggerendo che potrebbe aver avuto origine dall’interno di un piccolo pianeta.
Era di 150 metri di diametro, pesava circa 300.000 tonnellate, e stava viaggiando ad una velocità di 28.600 miglia all’ora (12 chilometri al secondo) secondo la ricerca più recente.
L’esplosione creata dal suo impatto è stata pari a 2,5 megatoni di TNT, ovvero circa 150 volte la forza della bomba atomica che distrusse Hiroshima “.
Certo che non è il tipo di evento che avrebbe lasciato i letti di roccia sotto il cratere “indisturbati”.
Ci sono altre due ragioni per considerare l’interpretazione elettrica.

Nelle immediate vicinanze presentano più di un solco, o canale sinuoso, qualcosa lasciato interamente inspiegato con l’ipotesi dell’impatto, ma un effetto dimostrabile da scarica elettrica.
E la cosa più enigmatica è la presenza di folgorite all’interno del cratere.
La fulgurite è sabbia fusa e vetrificata risultante da un fulmine.
La presenza di folgorite nel cratere non viene quasi mai menzionata nella letteratura standard sul Meteor Crater.
Anche in

Vicino a Mumbay si trova una sorta di gigantesco cratere dal diametro quasi perfettamente circolare,2.154 metri,all’apparenza “meteorico” ma della quale l’anomalia riscontrata è proprio quella che non presenta tracce di meteorite o di un impatto cosmico.

Cratere Lonar

Paragone con un cratere da test atomico

La datazione lo fa risalire a 50.000 anni fa ed è l’unico conosciuto cratere da impatto,conosciuto,che si sia formato nel basalto,su uno strato dallo spessore di 600-700 piedi.(il basalto e una roccia di origine vulcanica,la stessa di cui è composto il fondale degli oceani).
La parte superiore del cratere presenta dei depositi che sono stati chiaramente fusi a causa delle elevate temperature,e tra di essi sono state trovate delle sferule di vetro basaltico,formatesi durante la fusione della roccia a elevate temperature.
“Lonar è un luogo di oscurità, tanto più che l’unico cratere meteorico formato in terreni basaltici.
Esso è rimasto relativamente intatto a causa del basso grado di erosione da parte di agenti ambientali,diventando così un modello eccellente per lo studio.
Tuttavia, diverse strane cose accadono qui:
1.Il lago ha due regioni distinte che non si mescolano mai – una esterna neutra (pH 7) e un’altra alcalina interna (pH11) ognuna con la sua flora e fauna.
2.Vi è un flusso perenne di alimentazione del lago con l’acqua, ma non sembra esserci alcuno sbocco apparente per l’acqua del lago.
Ed è anche un grande mistero irrisolto da dove venga l’acqua per il flusso perenne da cui proviene, in una regione relativamente asciutto come il Buldhana.
Anche nei mesi più secchi di maggio e giugno, il flusso scorre continuamente.” Lilyn Kamath Lilyn Kamath
Il fatto interessante è che questi crateri si formano perlopiù in zone prevalentemente vulcaniche e tutti questi in corrispondenza con delle inversioni magnetiche.
Durante questi eventi è altamente probabile che il fenomeno delle Macchie Solari,che a loro volta sono enormi perturbazioni magnetiche,si sia ripetuto anche qui sulla Terra generando immensi flare nucleari su vaste porzioni delle superficie terrestre e forse anche il fondo degli oceani.
Il calore deve essere stato a dir poco terribile e intere foreste,animali e civiltà devono essere stati letteralmente vaporizzati da flash atomici su larga scala,questo spiega la presenza di rocce fuse e ricristallizzate come su alcune antichissime costruzioni,spiega i picchi di piombo (l’uranio decade in piombo),spiega le piogge di “fuliggine” ai tempi dei dinosauri e durante la fine dei mammut e dopo l’evento di Tunguska,spiega moltissimi fatti a cui gli scienziati non sanno rispondere come la formazione di migliaia di crateri ovali o simili a quelli dei test atomici durante le inversioni magnetiche.
Oltretutto spiega anche perchè spesso i vulcani eruttano all’improvviso a coppie con pochi giorni di differenza.
Esistono prove di queste reazioni nucleari naturali oltre quanto spiegato?
Si.
Nel 1972 furono scoperti in Africa dei reattori nucleari fossili, risalenti a due miliardi di anni fa. Detta così, sembra una storiella da Voyager e il pensiero corre subito ad Atlantide, Mu, Lemuria.
Ma è un fatto.
Due miliardi di anni fa, la crosta terrestre era molto più ricca di oggi di una variante (più propriamente, un isotopo) dell’uranio, di nome uranio 235, che a differenza dell’uranio “normale” (uranio 238) è in grado di sostenere una reazione nucleare di fissione.

In particolari condizioni geologiche, la concentrazione di questo isotopo produceva calore, esattamente come all’interno di un reattore nucleare. Serviva una configurazione geologica che avesse una bassa concentrazione di elementi come il cadmio, che assorbe i neutroni che consentono la reazione nucleare, e un’alta concentrazione di sostanze come acqua o carbonio, che agiscono da moderatore della reazione. Quando la miscela geologica era giusta, si innescava la reazione nucleare.

Potrebbe essere esattamente ciò che avviene durante le inversioni magnetiche.

Di http://expianetadidio.blogspot.it

Fonte:http://expianetadidio.blogspot.it/2012/08/macchie-solari-sulla-terra.html

Ricordo ai visitatori di pianetablu news che su facebook è stata creata la pagina pianeta blu in cui vengono riportati gli articoli di pianetablu news ed anche altre notizie.Se la pagina è di vostro gradimento cliccate in alto a destra sul bottone mi piace e fatela conoscere anche ai vostri amici per aiutarla a farla crescere.

ecco il link della pagina: Pianeta blu

Immagine del profilo

Da oggi su facebook trovate una  nuova pagina di pianeta blu: Beautiful exotic planet earth.

La sola intenzione di questa nuova pagina è quella di mostrare quanto sia incredibilmente bello il nostro pianeta attraverso foto ,video di animali e piante o paesaggi esotici,con qualche descrizione anche sulla gastronomia.Questa pagina non ha alcuna finalità di lucro o politica.

ecco il link della pagina: Beautiful exotic planet earth

 

About these ads

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...