7 “idee folli” per contrastare il riscaldamento globale

Dalle navi fabbrica-nubi al ferro in mare per incrementare il plancton, ecco alcune proposte “estreme” – ma neppure tanto – per combattere il cambiamento climatico

di Christine Dell’Amore

7 "pazze idee” per combattere  il riscaldamento globale

Una cura di ferro
Fotografia per gentile concessione NASA via LBL

L’idea di combattere il riscaldamento globale riversando ferro negli oceani per concimare le “coltivazioni” di plancton – che assorbe anidride carbonica – è stata recentemente rilanciata da uno studio pubblicato su Nature (nella foto, una fioritura di plancton a largo dell’Antartide vista dallo spazio).

L’utilizzo del ferro è da tempo una delle soluzioni proposte per incidere sul cambiamento climatico e ridurre le conseguenze dell’effetto serra. Alcuni studi hanno però indicato che, nel tempo, l’uso del ferro come fertilizzante provoca una riduzione dell’ossigeno – pericolosa per la vita marina – o la crescita di alcuni tipi di placton nocivi per alcuni organismi.

Il nuovo studio però non ha trovato conferme a  questi timori: anzi, ha documentato che la maggior parte del plancton, in acque arricchite con ferro, precipita sul fondale marino e viene seppellito nei sedimenti oceanici, che intrappolano l’anidride carbonica.

I ricercatori nel 2004 hanno aggiunto tonnellate di solfato di ferro in un’area di 150 chilometri quadrati a largo dell’Antartide, un luogo scelto per il suo “ruolo centrale” nel ciclo globale dell’anidride carbonica, come ha spiegato Christine Klass, dell’Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research, co-autrice dello studio.

Il ferro ha provocato una fioritura di diatomee, alghe che producono grandi e densi agglomerati che poi precipitano sul fondale. Nel corso del test più del 50 per cento del plancton è rimasto intrappolato nei sedimenti.

Nonostante i ricercatori abbiano studiato per anni il fenomeno, rimangono comunque cauti.

Per quello che i dati suggeriscono, l’uso del ferro può intrappolare solo il 10 per cento circa delle attuali emissioni di anidride carbonica, sulla base delle stime più ottimistiche”, dice Dieter Wolf-Gladrow, altro co-autore dello studio, sempre dell’Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research.

La fertilizzazione con il ferro, ha aggiunto, “non può essere la soluzione finale al problema della CO2″. Klass è d’accordo: “Considerate le molte incertezze, sono comunque necessari molti altri studi prima di un utilizzo su larga scala di questo rimedio”.

7 "pazze idee” per combattere  il riscaldamento globale

Vulcani artificiali
Fotografia di Emory Kristof, National Geographic

Oltre all’uso del ferro come fertilizzante marino, alcuni ricercatori hanno proposto la realizzazione di vulcani artificiali (nella foto, un vulcano vero in Islanda) per diffondere particelle ad alto contenuto sulfureo, simili alla cenere vulcanica,  nell’atmosfera, che riflettano la luce del sole riducendo il riscaldamento della superficie terrestre.

Questa e altre soluzioni di emergenza sono state analizzate nel corso della prima Asilomar International Conference on Climate Intervention Technologies a Pacific Grove in California nel 2010. L’incontro ha delineato – su base volontaria – le prime linee guida per un comportamento etico nella geoingegneria.

Questo non significa che questi progetti saranno realizzati a breve termine, ha detto  Samuel Thernstrom, co-direttore  del Geoengineering Project all’American Enterprise Institute di Washington D.C., ma gli esperti dovrebbero prendere in considerazione tutte le possibili opzioni.

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Coltivazioni di alghe
Fotografia di Jason Edwards, Bio-Images, National Geographic Stock

Le alghe marine hanno acquisito una notevole considerazione da parte degli scienziati, che invocano la creazione di coltivazioni di alghe per l’immagazzinamento del carbonio (nella foto una donna a Bali raccoglie alghe).

Metà del processo di fotosintesi (la conversione tramite la luce solare dell’anidride carbonica in energia) dell’intero pianeta ha luogo in mare. Ma la maggior parte di questo processo avviene grazie a una varietà di minuscole piante marine, il fitoplancton, che non può essere coltivato, fanno sapere dal Seaweed Clean Development Mechanism Project dell’università coreana di Pusan.

Le alghe marine invece potrebbero essere facilmente coltivate lungo le coste e rappresentare una soluzione per incrementare la cattura di carbonio da parte del mare.

Non solo: le alghe coltivate potrebbero essere raccolte e usate come biocarburante: un “doppio vantaggio”, sostiene Michael MacCracken, responsabile scientifico dell’organizzazione no-profit Climate Institute di Washington.

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Biochar nel suolo
Fotografia di Jeff Hutchens, Getty Images

Non è certo una novità, ma l’usanza amazzonica del cosiddetto “biochar” – il prodotto della conversione di biomassa forestale ma anche di residui agricoli in fertilizzante e combustibile tramite carbonizzazione – potrebbe avere un notevole impatto sul clima (nella foto, un contadino del West Virginia tiene in mano biochar).

Quando viene rimesso nel terreno, il biochar può intrappolare carbonio nel suolo per centinaia di migliaia di anni, dicono i responsabili di International Biochar Initiative. La capacità di immagazzinare carbonio da parte degli alberi invece è più limitata, in quanto quando una pianta viene tagliata o muore i gas serra vengono liberati.

Thernstrom dell’American Enterprise Institute ritiene che la soluzione biochar meriti maggiore attenzione, una posizione condivisa da MacCracken di Climate Institute, che sottolinea come questa pratica abbia anche il vantaggio di migliorare la qualità del suolo.

7 "pazze idee” per combattere  il riscaldamento globale

Deserti verdi
Fotografia di Naftall Hilger, ArabianEye, Photolibrary

È una proposta di geoingegneria che sta già prendendo piede in Africa: secondo gli esperti, rendere i deserti verdi può essere un modo di intrappolare una maggior quantità di gas serra come l’anidride carbonica.

Ad esempio, 13 paesi africani stanno costruendo una “Grande Muraglia Verde”, che ha lo scopo di catturare carbonio e allo stesso tempo arrestare l’espansione del Sahara. Inoltre, gli organizzatori dell’ambizioso Sahara Forest Project hanno in mente di piantare alberi attorno alle gigantesche strutture di produzione di rinnovabili pensate per i deserti di tutto il mondo.

Se le emissioni di gas serra continuassero allo spaventoso ritmo attuale questa strategia averebbe ben poco impatto, dice MacCracken di Climate Institute; in un mondo a emissioni ridotte però quello di reinverdire i deserti potrebbe rivelarsi un buon modo per tenerne il livello sotto controllo.

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Navi fabbrica-nubi
Illustrazione di John MacNeill

Le “navi da nubi” potrebbero offrire un buon contributo agli sforzi della geoingegneria per combattere i cambiamenti climatici.

Le imbarcazioni, alimentate a energia eolica, spruzzerebbero in mare aperto una sottile nebbiolina di sale marino, che genera nubi oceaniche. Queste nubi sono più dense di quelle normali, e quindi riflettono una maggior quantità di luce solare nello spazio.

Mettere in mare circa 1.500 di questi vascelli relativamente poco costosi potrebbe avere un immediato effetto di raffreddamento, sostiene Thernstrom dell’American Enterprise Institute.

“Abbiamo ancora molto da scoprire come funziona il meteo”, dice. “Ma è sicuramente una teoria che merita di essere approfondita”.

7 "pazze idee” per combattere  il riscaldamento globale

Tetti freddi
Fotografia di George Oze, Superstock, Photolibrary

Tra le varie proposte di geoingegneria, dipingere i tetti di bianco in modo che riflettano una maggior quantità di luce solare – come questi fotografati a Hamilton, Bermuda – potrebbe essere fra le più facili da attuare.

Secondo i ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, in California, i tetti scuri riflettono dal 10 al 20 per cento di luce solare, laddove i cosiddetti “tetti freddi” rimandano circa il 70-80 per cento di raggi solari verso lo spazio.

Questi tetti presentano un ulteriore vantaggio dal punto di vista climatico, sottolinea MacCracken: tengono gli interni più freschi, riducendo il bisogno di ricorrere all’aria condizionata.

Fonte: http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/07/24/foto/7_soluzioni_estreme_per_il_riscaldamento_globale-1165328/1/#media

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